Indice FTSE MIB Italia – Cos’è e come funziona

L’indice azionario che offre un’indicazione più significativa dell’andamento in borsa delle principali società quotate italiane è l’indice FTSE MIB. Esso sintetizza l’andamento (come valori medi) delle principali società italiane come capitalizzazione, liquidità e come flottante. Quest’ultimo indica la quantità di azioni presenti nella quotazione borsistica e non detenute da chi ha il controllo della società stessa.

In particolare l’indice FTSE MIB (acronimo di Financial Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa) considera le società più importanti (secondo le tre caratteristiche di appena indicate) anche se queste hanno la sede legale all’estero (come ad esempio la FCA).

Ricordiamo che un indice azionario è anche un segnale dello stato di “salute” di un settore economico di un Paese venendo condizionato dai rumors, aspettative, comunicazione dei dati macroeconomici, politica dello Stato, ecc.

Quali società sono considerate?

Come già accennato il calcolo del FTSE MIB avviene prendendo l’andamento, in termini relativi, delle principali società italiane quotate alla borsa di Milano e calcolandone la media. Per questo si tratta di un indice, in quanto non indica la situazione “reale” di ciascuna società, ma si basa puramente su un calcolo medio matematico, a sua volta condizionato dal trend che il settore di appartenenza di ogni società valutata ha avuto.

Ad esempio se i bancari sono andati mediamente male, mentre i titoli tecnologici molto bene, l’indice avrà un valore positivo, senza offrirci indicazioni dirette sui titoli o sui vari comparti facenti parte del paniere.

Detto questo e società attualmente prese in considerazione nel FTSE MIB sono (Fonte: Borsa Italiana – Data 29 novembre 2018): A2a, Atlantia, Azimut Holding, Banca Generali, Banca Mediolanum, Banco Bpm, Bper Banca, Brembo, Buzzi Unicem, Campari, Cnh Industrial, Enel, Eni, Exor, Ferrari, Fiat Chrysler Automobiles, Finecobank, Generali, Intesa Sanpaolo, Italgas, Leonardo, Luxottica, Mediaset, Mediobanca, Moncler, Pirelli & C, Poste Italiane, Prysmian, Recordati, Saipem, Salvatore Ferragamo, Snam, Stmicroelectronics, Telecom Italia, Tenaris, Terna – Rete Elettrica Nazionale, Ubi Banca, Unicredit, Unipol, Unipolsai.

Come si può notare dall’elenco delle società valutate nel calcolo dell’indice FTSE MIB, i bancari sono in percentuale maggiore a cui si aggiungono società che operano in vari settori: alta moda, tecnologici, auto, alimentari, assicurativi.

A cosa serve?

Sia che osserviamo il grafico in tempo reale, che quello storico, un indice ci offre l’indicazione sul trend borsistico delle principali aziende di un determinato Paese e il FTSE MIB lo fa appunto per l’Italia.

(Fonte: sito ufficiale Borsa italiana – Data: 29 novembre 2018)

Ad esempio dal grafico relativo all’andamento storico degli ultimi 5 anni, vediamo che la fase più negativa dell’indice stesso risale al 2016 e che il 2017 è stato un anno mediamente buono. Un trend positivo che ha coinvolto anche l’inizio del 2018, ma che da circa metà anno in poi ha lasciato spazio ad una fase di ribasso. Queste informazioni ci permettono anche di notare l’interazione con:

  • le incertezze che spesso riguardano un quadro politico;
  • l’approvazione di importanti leggi (soprattutto di bilancio);
  • fasi di crisi relative ad un determinato settore, in primis quello bancario (ad esempio nelle fasi degli stress test da parte della Bce).

Quindi nel complesso l’indice ci fornisce un quadro generico e sintomatico della situazione economica italiana.

Anche per il trading online?

Oltre a quanto evidenziato fino adesso gli indici (e quello italiano non fa eccezione) possono essere utilizzati anche come sottostanti di strumenti di investimento derivati. Quindi essi stessi possono rappresentare un’ulteriore tipologia di investimento che può essere usata per:

  • attuare le strategie di hedging e di protezione, sempre rimanendo nell’ambito di “copertura e contenimento del rischio” per chi fa investimento azionari;
  • costituire l’alternativa di investimento “azionario” a chi non ama esporsi con investimenti diretti e preferisce puntare solo sul trend dell’indice.

Quest’ultimo infatti essendo indicativo di valori medi, ha un’oscillazione molto più contenuta rispetto a quanto accade nelle azioni singole, e in più offre già di partenza una diversificazione ampia in virtù delle diverse caratteristiche delle società valutate e dei diversi settori di appartenenza.

Come investire?

Ovviamente non si può fare un investimento diretto quando si tratta di un indice, perché questo non può essere suddiviso in “quote” e certificati che diventato di proprietà di chi fa l’acquisto. Quindi è possibile investire anche sull’indice FTSE MIB solo in modo indiretto, ovvero comprando opzioni, strumenti derivati, o prodotti che sono indicizzati a loro volta al suo trend (esistono in tal senso anche varie tipologie di polizze assicurative che sono generalmente denominate Index Linked). Molto usati sono anche i Cfd, proposti da vari broker autorizzati come ad esempio Plus500, 24option, Avatrade ed eToro.

La scelta del tipo di prodotto derivato condiziona anche la necessità di aprire un conto titoli oppure no. Questo è ad esempio necessario con i futures, gli etf e le option acquistate con piattaforme di trading bancarie mentre non è previsto per i Cfd e le polizze Index Linked.

Conviene?

Nonostante una minore volatilità anche l’investimento su un indice azionario presenta rischi di perdita. E’ perciò essenziale in primis rimanere informati ad esempio analizzando i sentiment palesati dagli analisti delle principali banche d’affari europee. Ha fatto scalpore ad esempio la recente analisi effettuata dagli esperti di Societè Generale che hanno palesato una forte regressione dei vari indici borsistici per il secondo semestre del prossimo anno.

Non solo hanno evidenziato il Ftse Mib tra quelli peggiori con un target price pari a 18.000 punti a fine giugno 2019 che calerà intorno a 16.000 punti a fine 2019. Una contrazione notevole visto che ad oggi (29 novembre 2018) l’indice italiano si è assestato intorno ai 19000 punti partendo però da circa 24 mila a maggio di quest’anno.

(Fonte Yahoo Finance – Data: 29 novembre 2018)